Collemeto 19 novembre 2010
Mario ed io avevamo attecchito l'uno all'altro come due tasselli di mosaico di vita.
Sin dal primo istante a pelle ci sentimmo di appartenerci, lui che camminava
accanto a me donandomi il suo braccio in modo spontaneo e per nulla meccanico
ma come se io facessi parte della sua vita, come una propaggine, senza retorica
lasciami dire che gli ho voluto bene sin dal primo istante e lui a me nella medesima
misura.
Ci coccolavamo a vicenda, lui col suo napoletanismo mai lavato dal torinese
io che mi cimentavo in quel suo dialetto cercando in me retaggi di secoli passati,
ossia appartenere al regno di Napoli e renderci assolutamente fratelli... io l'ho
sentito Mario come un fratello. Gli ho voluto e gli vorrò sempre bene! Gli donavo
e lo obbligavo ad accettare sempre un mio sigaro, lui faceva il titubante ma attendeva
che io insistessi, gli serviva da capro espiatorio.
Raffaella, se non è troppo ciò che ti confesso lasciami raccontare cosa mi accadde
in seguito alla sua scomparsa: il 14 sabato quando lo seppi, non ebbi parole da
spendere nell'aria, nè emozioni da esternare con lacrime, nè atteggiamenti
da prefica in preda a falso dolore, mi calò bensì un silenzio assordante nel cuore.
Rimasi per attimi interminabili a guardare il vuoto di una stanza piena di arredi,
ero in casa della mia compagna ad Anzio vicino Roma, stavamo pregustando la
serata che sarebbe venuta, avevamo un appuntamento con Cristiano de Andrè,
dovevamo andare al suo concerto ed io era la prima volta che lo vedevo, adoravo
suo padre Fabrizio e sapevo che avrei risentito le parole di Bocca di Rosa, del Pescatore,
e di tante altre canzoni che hanno segnato la mia vita, dalle labbra del suo delfino
e che le avrebbe interpretate con maestria, cosa che avvenne magistralmente, ma.....
persi quel pathos di allegria che decorava da giorni quell'avvenimento, qualcosa o
qualcun'altro aveva rubato quella scena...era tuo padre...Mario....
Quella sera la pioggia non interruppe lo spettacolo, eravamo all'aperto in Villa Claudia
l'allegria forzata che mi faceva sorridere alla mia amata a stento tratteneva la
mia tristezza, Mario era andato via senza potermi salutare e le immagini di
quell'ultima sera che passammo assieme a cena in pizzeria si ripetevano nella mia mente
come un film inceppato. Era la sera della presentazione della tragedia di ROCA, dove in
anteprima vennero trasmesse in pubblico le immagini della lavorazione delle scenografie
da me dipinte e create e che alla fine della tale andammo in pizzeria e lui...Mario, mi guardò
per avere da me la conferma che poteva far parte della comitiva, lo ricambiai con uno
sguardo tipo fucilata e gli dissi: tu ci vieni perchè sei mio ospite....si mise a ridere
imprecando in dialetto napoletano che non capii ma che il senso era del tipo: puozz schiattà!
E venne con me.
Ci salutammo satolli ed ebbri, io avevo smesso di fumare e non ci fu il calumet della buonanotte.
Io non ho più quell'amore di Anzio sin dall'indomani come dall'indomani sulla vita della terra
non c'era più Mario... Non lo dimenticherò mai, lui vive nelle mie preghiere.
