...quel pomeriggio, seduto sul cassone del vecchio traino poderosamente tirato con vigore ed eleganza da " ROSA", una cavalla nera, orgoglio di mio Padre, venivo torturato dai sobbalzi, senza una direzione precisa, mi reggevo stretto ad un ramo cornificato e curvo, levigato e variopinto, inserito ad incastro in un grosso anello arrugginito, posto tra la sponda fatta di assi orizzontali in legno rustico e pieno di schegge acuminate e la stanga destra dov'ero accomodato. Questo ramo aveva nome ed utilità ben definita, "RAGIONE" era il suo nome, mentre l'utilità era quella di attorcigliare le redini del cavallo tutte le volte che occorreva l'uso delle mani a mio Padre, o per asciugarsi il sudore oppure per rollarsi una cartina che poneva tra l'indice il medio ed il pollice della mano destra, mentre con la sinistra frugava nelle "posce" (tasche), alla ricerca di tabacco sfuso già usato per altre sigarette ridotte in mozziconi che venivano spenti con due dita e riposti nelle tasche. Non usava buttare via nulla di quelle sigarette, fatta eccezione per quel centimetro di cartina sbruciacchiata ed ingiallita, quella mano infilata nella tasca srotolava il mozzicone e liberava di volta in volta quei pochi grammi di tabacco prezioso e puzzolentissimo, lo dico oggi, ma che mi profumava di papà allora!
La generosità di quel tabacco era talmente alta che oltre ad incatramare i suoi polmoni, ingialliva con ocra le sue dita, componendo assieme ad altri mille colori, le tonalità della pelle delle sue mani rendendola del tutto simile a quella dei finimenti cui era bardata " ROSA".
Guardavo attraverso le fessure delle sponde e venivo accecato dal candore della pietra-viva scheggiata al transito delle ruote del traino, pietre che riflettevano bagliori tipici dei vetri rotti. Le due corsie del tratturo come binari si univano in fondo alla prospettiva racchiusa dalle fronde cinapro scuro degli ulivi secolari e quel poco di polvere sollevata dagli zoccoli di " ROSA", faceva fatica a staccarsi da terra tanto era totale l'assenza del vento e la pesantezza dell'aria calda, in quel pomeriggio di luglio 1965.

