martedì 21 giugno 2011

GIOCHI DI OMBRE

...mi obbligavano a mettere la testa sotto il cuscino per riposare nei pomeriggi assolati sulla riviera ligure, perchè dalle persiane in legno verde sbiadito entravano fasci di luce che illuminavano il dormitorio che ospitava dei bambini. 30 bambini di terza elementare distesi su delle brandine allineate e dirimpettate, 15 da una parte altrettante dalla parte opposta con al centro un corridoio. Ai bambini dagli dei fasci di luce e desterai in loro le più strane fantasie, io facevo giochi di ombre con le mani sui muri oggi li dipingo direttamente, chi invece dava dei nomi alle ombre nel proprio dialetto scaturendo delle risate mezze soffocate altre a squarciagola. Altri invece nella proiezione di quei fasci si cimentavano al disturbo del lento vorticare del pulviscolo, si davano dei colpetti di mano sulla coperta posta ai piedi della brandina per scaturire come un'eruzione vulcanica una nube polverosa incrementando il brusio di risate soffocate ed il volume di quelle a squarciagola. Ogni bambino era testimone di un pezzo d'Italia, primeggiavano nella statistica le regioni del sud di conseguenza dando un nome alle ombre queste avevano più di un motivo per far esplodere le risate a squarciagola nell'intera camerata annullando totalmente quelle soppresse.
Fu da uno di quei pomeriggi assolati che la punizione di riposare con la testa sotto il guanciale divenne una ferrea imposizione di cui non potevi sottrarti. Tutto accadde nell'istante in cui un'eclissi minacciosa apparve imperiosa all'ingresso della camerata che subito dopo si frappose al centro del corridoio interrompendo la proiezione dei fasci solo da una parte, questo ingigantiva la sua ombra sul muro imponendo terrore ai 30 bambini che essendo tutti poliomielitici vivevano lontani km dalle loro mamme, quindi non avrebbero mai potuto ricorrere alla loro protezione, terrore e lacrime, quel pianeta che causava l'eclissi si chiamava Suor Amelia, persona rigorosamente religiosa, brava nell'impartire dettami cristiani educativi ma non lesinava sculacciate sia di mano che di pianelle di puro cuoio di vitello conciato.
Sotto quel guanciale imparai a riconoscere l'odore dei detersivi che usavano per lavare le lenzuola e l'odore della naftalina che serviva per conservare le coperte di lana marrone, coperte che vedevo usate nei film che proiettavano due volte a settimana nel nostro cinema interno e che trattavano prevalentemente episodi della seconda guerra mondiale o della prima in bianco e nero, le riconoscevo dalle due strisce scure poste nella parte superiore della coperta. Non era consentito neppure starnutire, chi lo faceva passava non meno di un'ora, per punizione, in piedi e senza poggiarsi al muro accanto all'ingresso dei bagni situati in fondo alla camerata, fu così io credo, che tutti e trenta noi bambini sviluppammo dei potenti anticorpi che il respiro fatto sotto il guanciale era per noi...aria sana!
Ora sono steso sul letto , lenzuola che profumano di ammorbidente in una stanza  alta col soffitto a stella e spaziosissima, la branda adesso è un letto matrimoniale ampio che da un senso al termine " due piazze", una finestra con persiane sempre verdi di alluminio anodizzato, le fasce di sole.... lo stesso sole che c'era quando facevo la terza elementare, mentre oggi solo la mancanza di nipoti non mi fa essere nonno, però rivivo lo stesso gioco di ombre. Ombre che non faccio più con le mani, non più di fantasia, ma ombre reali che hanno nomi più o meno amati, ombre che non fanno più ridere nessuno, anzi il contrario...fanno piangere.
Vivevo con i 30, insieme ai 30 che erano parte degli 800 all'incirca, ospiti tutti di quel Collegio "Don Gnocchi" che durante l'estate veniva ribattezzato colonia estiva, eppure mi sentivo solo. Oggi vivo separato da tutto e da tutti  ma in compagnia delle ombre...una di esse porta il tuo nome, attendo se mai ci sarà, un'altra eclissi che stavolta senza terrore mi  cancelli quell'ombra del passato definitivamente, a tenermi compagnia non più ombre ma l'amore.


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