mercoledì 22 dicembre 2010

BUON NATALE???

Buon NATALE a chi?
Vorrei dirlo a tanta gente, ma non a quella gente che mi sta vicino e che mi vuole bene, a loro è naturale dirglielo, glielo dico con la presenza e le piccole attenzioni di affetto quotidiano, ma a tutta quella gente che in passato, in presente ed in futuro pensa o ha pensato di doversi occupare o si è già occupata di me.
Sì, quella gente che si è presa cura del mio cuore e che una volta girata pagina pensa di doversene ancora occupare sparlando e avvelenando la storia privata in pubblico per sentirsi protagonista, quella gente che pensa che il mio silenzio alle provocazioni sia codardia alla bagarre, mentre è coscienza di essere in possesso di argomenti più distruttivi di quanto esse stesse non immaginino, per questo non li userò mai finche avrò barlumi di saggezza o meglio finche il mio otre reggerà ancora il contenuto nell’orlo, dopodiché non risponderò più di me stesso e non sarà come avvenne con Sansone, bensì periranno solo i colpevoli.
Buon NATALE a chi altri?
Vorrei dirlo a quella gente che è abituata ad ascoltare sempre e solo una campana, quella gente che è sempre pronta a correre al capezzale del malato sbagliato e che ha il rubinetto della bocca sempre aperto che gocciola, quella gente che piange e ti da una pacca sulla schiena dandoti tutta la solidarietà di cui possiedono incuranti di ascoltare l’altra campana, perché quella non la suona nessuno. Quella gente che in gruppo si sente di darti tanto ma che da soli ti mostrano le vene asciugate ed il portafoglio vuoto. Quella gente che scrive  commenti sui blog altrui denunciando di appartenere ai Capuleti o ai Montecchi, ma che chiamati alle armi per difendere l'opinione se la danno a gambe levate.
Buon NATALE a chi altri?
Vorrei dirlo a quel qualcuno che ha denunciato una mia amica (Monica) che guidava l’auto portando un passeggero e fin qui nulla di strano se non che quella mia amica è totalmente cieca, sì cieca!.. Di conseguenza le sospendono la pensione di invalidità con accompagnamento richiamandola a revisione della visita medica per controllo.
Vorrei dirlo a quell’ufficiale medico militare che l’ha sottoposta a visita stilando poi un verbale di idoneità alla vista, ritenendo che l’occhio sinistro è cieco totalmente ma che il destro è perfetto, bello, chiaro e per nulla infiammato. Così sarebbe rimasto se la mia amica non gli avesse chiesto un fazzolettino di carta e lui dopo lo stupore della richiesta la esaudisce dandoglielo, mentre lei, la mia amica, lo ringrazia restituendoglielo subito dopo con dentro la palla dell’occhio di vetro, perfetto, bello, chiaro e per nulla infiammato. Le restituiscono la pensione dopo mesi di debito che ha contratto per vivere lei e i suoi 2 figli con marito, ma senza gli interessi maturati né un rigo di scuse da parte delle Autorità competenti.
Buon NATALE a chi altri?
Vorrei  dirlo a quel dottore ortopedico che mi ha visitato il 9 c.m. il giorno dopo l’ Immacolata di giovedì mattina, dopo che la notte alle 3,30 scivolando in bagno mi sono fratturato il metatarso della gamba destra, già affetta da polio e che amici mi hanno accompagnato con urgenza al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Galatina. Dopo raggi X e fasciatura di primo soccorso, visto che a quell’ora di notte non vi era un ortopedico di turno vengo rimandato al mattino per essere visitato dall’ortopedico. Una volta visitato con molta superficialità ordina all’infermiere di farmi una fasciatura rigida senza dovermi ingessare, l’infermiere esegue e nel licenziarmi mi raccomanda di tornare il lunedì mattino per controllo. Dopo 4 giorni di dolori fortissimi, in cui ho usato solo Aulin come antidolorifico ed un piede ormai gonfio come una zampogna e nero per l’ematoma, torno in ospedale. E fu così che il nuovo ortopedico visitandomi si accorge che la fasciatura rigida era troppo stretta e posizionata a metà piede oltre la frattura, sino al ginocchio. Intima all’infermiere di liberarmi subito della fasciatura e mi chiede se m’avessero consigliato medicine da prendere, al mio diniego si lascia andare in affermazioni poco lusinghiere verso il suo collega del primo giorno e scusandosi mi propone punturine da fare sull’addome e pillole.  Ora il dolore è sopportabile, il piede è più sgonfio la frattura c’è ancora ed io volo con le stampelle.

Buon NATALE a tutti coloro che mi vogliono bene leggendo e visitando il mio Blog.

domenica 21 novembre 2010

Lettera alla figlia del mio amico "MARIO"


Collemeto 19 novembre 2010

Raffaella tesoro, non immagini che piacere e che dolore....rivedere Mario.
Mario ed io avevamo attecchito l'uno all'altro come due tasselli di mosaico di vita.
Sin dal primo istante a pelle ci sentimmo di appartenerci, lui che camminava
accanto a me donandomi il suo braccio in modo spontaneo e per nulla meccanico
ma come se io facessi parte della sua vita, come una propaggine, senza retorica
lasciami dire che gli ho voluto bene sin dal primo istante e lui a me nella medesima
misura.
Ci coccolavamo a vicenda, lui col suo napoletanismo mai lavato dal torinese
io che mi cimentavo in quel suo dialetto cercando in me retaggi di secoli passati,
ossia appartenere al regno di Napoli e renderci assolutamente fratelli... io l'ho
sentito Mario come un fratello. Gli ho voluto e gli vorrò sempre bene! Gli donavo
e lo obbligavo ad accettare sempre un mio sigaro, lui faceva il titubante ma attendeva
che io insistessi, gli serviva da capro espiatorio.
Raffaella, se non è troppo ciò che ti confesso lasciami raccontare cosa mi accadde
in seguito alla sua scomparsa: il 14 sabato quando lo seppi, non ebbi parole da
spendere nell'aria, nè emozioni da esternare con lacrime,  nè  atteggiamenti
da prefica in preda a falso dolore, mi calò bensì un silenzio assordante nel cuore.
Rimasi per attimi interminabili a guardare il vuoto di una stanza piena di arredi,
ero in casa della mia compagna ad Anzio vicino Roma, stavamo pregustando la
serata che sarebbe venuta, avevamo un appuntamento con Cristiano de Andrè,
dovevamo andare al suo concerto ed io era la prima volta che lo vedevo, adoravo
suo padre Fabrizio e sapevo che avrei risentito le parole di Bocca di Rosa, del Pescatore,
e di tante altre canzoni che hanno segnato la mia vita, dalle labbra del suo delfino
e che le avrebbe interpretate con maestria, cosa che avvenne magistralmente, ma.....
persi quel pathos di allegria che decorava da giorni quell'avvenimento, qualcosa o
qualcun'altro aveva rubato quella scena...era tuo padre...Mario....
Quella sera la pioggia non interruppe lo spettacolo, eravamo all'aperto in Villa Claudia
l'allegria forzata che mi faceva sorridere alla mia amata a stento tratteneva la
mia tristezza, Mario era andato via senza potermi salutare e le immagini di
quell'ultima sera che passammo assieme a cena in pizzeria si ripetevano nella mia mente
come un film inceppato. Era la sera della presentazione della tragedia di ROCA, dove in
anteprima vennero trasmesse in pubblico le immagini della lavorazione delle scenografie
da me dipinte e create e che alla fine della tale andammo in pizzeria e lui...Mario, mi guardò
per avere da me la conferma che poteva far parte della comitiva, lo ricambiai con uno
sguardo tipo fucilata e gli dissi: tu ci vieni perchè sei mio ospite....si mise a ridere
imprecando in dialetto napoletano che non capii ma che il senso era del tipo: puozz schiattà!
E venne con me.
Ci salutammo satolli ed ebbri, io avevo smesso di fumare e non ci fu il calumet della buonanotte.
Io non ho più quell'amore di Anzio sin dall'indomani come dall'indomani sulla vita della terra
non c'era più Mario... Non lo dimenticherò mai, lui vive nelle mie preghiere.




domenica 17 ottobre 2010

Monòcroma Agonia


Agonizzando galleggio in questo
mare appena increspato,
senza ormeggi nè ancòre
totalmente abbandonato,
lo sguardo spento senza vita
inanimato...
dal cervello al cuore un tragitto
dolorosamente dilaniato.

Il tempo scorre lento come le onde,
il mio "Ego" senza vita
non risponde,
l'unica medicina per l'anima
è naufragare sulle tue sponde,
ma quell'Isola è oramai svanita
resta l'agonia nella mia vita...

sabato 25 settembre 2010

L'ALBA


Di belle parole spesso veniamo decorati al collo
sotto forma di medagliette di prezioso metallo.
Di belle parole ci facciamo legare ai polsi
quadranti che segnano le ore.
Di belle parole ci sentiamo rivestire
da forme di indumenti o di scarpe.
Di belle parole percorriamo
mete archeologiche o laghi,
tra monti e stanze in affitto...
Di belle parole è fatto il sospetto di un'eternità,
ma quando ti svegli sei nudo e raccapricciante,
ricoperto di escrementi da far ribrezzo
anche alla campata del ponte sul fiume,
unico tetto che ti ha accolto senza
chiederti chi sei o cosa fai.
E allora t'accorgi che lo scirocco non è altro
che una lama impassibile che ti taglia a
striscioline la pelle fragile.
E che quel silenzio nell'anima diventa
un lamento agonizzante, rumoroso insopportabile.
Salgo su di un albero per dormire convinto
di tener lontane le bestie fameliche,
ma sono i miei stessi incubi ad aggredirmi!
Una notte è passata e tu sei sempre più
un’ombra proiettata sul cuscino.
Fuori è l'alba...continua a sudare
LO SCIROCCO.





giovedì 23 settembre 2010

AUTUNNO



A volte lamentiamo un'assenza di vento
che pieghi e faccia cantare le canne
cresciute lungo gli argini del nostro percorso.
Altre ci rammarichiamo che quel vento le abbia divelte...
Ma è quel flautare latente nel silenzio
che da dolce melodia diventa suono
stridente e insopportabile
a rattristare la mia esistenza.
Il cipresso gratta coi rami il vetro,
i cardini arrugginiti dello scuro
emettono gorgheggi da soprano,
i randagi ringhiano e abbaiano per strada
come monelli nel cortile che disputano una palla.
Sono supino, sguardo dritto al centro del soffitto,
cerco una ragione a questa solitudine
che come penitenza vivo nello spartito
della mia esistenza.
Cade la pioggia e disegna pentagrammi
sui vetri impolverati…E’ l’Autunno.

UTOPIA


...mi addormento ogni notte
sul marciapiede dei miei sogni,
nella speranza che si trasformi in nuvola,
soffice ed accogliente,
un desiderio che resta tale
una speranza che è solo UTOPIA,
quella superficie grezza e
nauseabonda è la mia culla
dove mi avvolgo nel sudario
che si impregna dei miei malesseri osceni!
Una fiammella unica compagna
della mia inquieta solitudine.

martedì 21 settembre 2010

EXTRA MOENIA

Rifletto seduto a gambe incrociate
su un lastrico di basoli e colonne di granito
riparato dalla pioggia sotto le arcate
di questo mondo a volte piccolo, altre infinito.
Le mani giunte arricchite da miriadi di rughe
incise dal tempo inesorabilmente,
pensieri persi nelle prospettiche fughe
non respiro, il cuore mi batte flebilmente.
La mia anima si allontana, vola oltre il colonnato,
scissione del corpo e della mente,
sorvolo il grigiore delle nubi minacciose
recanti l'Autunno appena iniziato.
...Oggi per me solo spine, a te sette rose!

lunedì 20 settembre 2010

morfologia di anniversario

...una maschera,
metafora di inganno.
Un cappello senza tempo,
un calice rotto che vomita.
Volo pindarico sulla luna
a rubare il "Vaso di Pandora"
l'ho aperto...inspirato ed espirato
il mio "IO" s'è avvelenato.
...Eri aria,
immagine cangiante
voce tremula,
luce soffusa,aromi d'Oriente,
troppo perfetta nella menzogna.
Auguri colorati dal vento del deserto!
21 settembre 2004

mercoledì 8 settembre 2010


Vivevo in un sogno e mi nutrivo di esso,
immateriale, lo modellavo come gesso,
lo scolpivo e lo coloravo,
lo soffiavo e accarezzavo,
mistico e poetico...lo respiravo.
dicono che i sogni siano come le onde,
si infrangono sugli scogli e di essi ne resta
solo schiuma e goccioline sparse nell'aria...
ed una sensazione umida che scorre sulle guance:
" LO SCIROCCO".

martedì 7 settembre 2010

LO SCIROCCO


Lenzuola bagnate appese alle finestre,
alle porte, ai balconi, alle arcate, nei corridoi,
come schermi di cinema D'Essai improvvisati,
dove l'unica proiezione avviene al contrario...
dove le folate calde provenienti dall'Africa
si infrangono nelle trame dei tessuti e si miscelano...

Si miscelano all'acqua trasformandosi in frescura.


Danzano le stoffe trasudate,
indeboliscono quel vento caldo
che s'acquieta e s'ammansisce,
lasciandomi appiccicato addosso
l'odore umido della tua pelle scura come l'ebano...
e grondo perle salate!

Incespico nel tragitto lento del mio incedere
verso traguardi sempre più lontani,
cado..cado e mi rialzo e non smetto di credere...
finchè avrò Fede e forza nelle mani.
Tenace barcollo come ebro nel procedere,
un bastone d'appoggio e le speranze nel domani!